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di davide del 06/09/2010 in Blogging,  6894 link
DSLR
Il 2010 è l'anno in cui la Reflex Digitale diventa fenomeno consumer di massa. Ecco perchè sempre più spesso amici e conoscenti proprio quest'anno mi fanno sempre la stessa domanda: "quale reflex digitale cosigli per iniziare?". Quasi tutti provengono dall'esperienza con fotocamere digitali compatte, e pochi da fotocamere "super-zoom".
Di seguito elenco alcune reflex digitali (DSLR) sotto i 1000 Euro con ottica a corredo. Hanno tutte autofocus efficace, scatto immediato, mirino ottico con visione attraverso l'obiettivo, sensore di Grandi dimensioni (formato "APS-C", poco meno delle dimensioni della pellicola formato "35mm" tradizionale) con nitidezza e sensibilità molto superiori alle fotocamere compatte, dotate di sensore di dimensioni inferiori. Lo schermo posteriore serve quasi esclusivamente a rivedere le immagini già scattate, non a inquadrarle. Forniscono tutte ottimi file codificati direttamente in formato standard JPEG, ma possono scattare anche in un formato proprietario di alta qualità (detto RAW), che rappresente l'equivalente digitale del negativo dei tempi della pellicola: è possibile "sviluppare" manualmente i file RAW mediante appositi software su PC in modo da ottenere risultati personalizzati, sempre in formato JPEG (lo standard per la visualizzazione su PC e la stampa fotografica).

Di Canon:
Canon EOS 550D:
oppure (da ottobre), la sorella maggiore con mirino migliore, AF e scatto più veloce, e più facile da usare in manuale:
Canon EOS 60D:
Di Nikon:
Nikon D3100 (appena uscita):
oppure, la sorella maggiore con mirino e schermo LCD migliori, AF e scatto più veloce, e più facile da usare in manuale:
Nikon D90 (sarà sostituita dalla D7000 da ottobre):

Alternativa Olympus:
Olympus E620:
che offre qualità analoghe alle più blasonate Nikon e Canon, in un corpo macchina più compatto e leggero (grazie al sensore formato "4 terzi", lievemente più piccolo di quello in formato "APS-C" delle altre DSLR sopra elencate).

Qualità: Pixel e Obbiettivi
Più o meno tutte hanno fra i 12 e 17 MegaPixel, ma non fa tanta differenza a questi livelli perchè da 10Mpix in su (di una Reflex) si è già superata la qualità di pellicola+scansione (i MPix di una compatta, essendo il sensore di dimensioni ridottissime, non sono confrontabili con quelli di una Reflex di Grandi dimensioni come queste). Più differenza la fanno gli obiettivi, e quelli standard di dimensioni ridotte a corredo con le reflex citate sono ovviamente modelli base, ma sufficienti per iniziare a fare le cose seriamente. 
L'obiettivo standard per le reflex digitali in formato APS-C come queste è in genere uno zoom 18-55mm (da grandangolare a piccolo tele, equivalente su pellicola al classico zoom 28-80mm) con luminosità limitata (f/3.5-5.6). A volte vengono proposti un abbinamento con uno zoom più spinto verso il tele (es. 18-135mm), oppure abbinamento con coppia di ottiche 18-55 e un teleobiettivo vero e proprio (es. 55-200m f/4.5-5,6): l'accoppiata di 2 zoom ha qualità e prestazioni superiori al singolo zoom più spinto, ma ha l'inconveniente di richiedere il cambio obiettivi.
L'obiettivo che utilizzo per il 90% degli scatti ha una focale di 17-55mm analoga a quelli degli zoom compatti di serie con le reflex di cui sopra, ma ha una luminosità doppia o tripla (f/2.8), ed è per questo che è così pesante e di Grandi dimensioni.
Altra prestazione delle ottiche utile sul campo è il sistema di riduzione vibrazioni (Canon la battezza "IS", Nikon "VR", Sony incorpora la funzione nel corpo macchina).

Conclusioni
Tutto sommato, per quanto è disponibile oggi 6 settembre 2010 nei negozi (o online), la macchina più aggiornata per cominciare a fare le cose seriamente e con il miglior rapporto prezzo/prestazioni è la Canon EOS 550D con un ottica "IS". Oppure la Nikon D90 con un ottica "VR" (qualche megapixel in meno, ma ergonomia e precisione superiori).

Il mercato
Altro marchio emergente (azienda che spinge sia con innovazioni che con strategie di marketing aggressive) è la Sony, che ha rilevato un paio d'anni fa il business delle macchine fotografiche di Minolta.  Le Panasonic, Samsung e Olympus hanno solo prodotti entry level, anche ottimi (Oly e Panasonic), e/o dal marketing molto aggressivo (Samsung), mentre Pentax è in grossa crisi di identità (e di mercato), dopo l'acquisizione del settore "photo" da parte di Hoya/Tokina. Il resto del mercato è fatto da una miriade di prodotti compatti di fascia bassa, o da soluzioni esoteriche per fotoamatori super-tecnofili, dal rapporto prezzo prestazioni decisamente dubbio, e di fatto raramente utilizzate davvero dai professionisti nel campo del reportage, advertising o fashon.

Negozi fisici
I negozi fisici, rispetto a quelli online, garantiscono un livello di servizio (consulenza e assistenza) altrimenti impossibile da ottenere, al costo di davvero solo pochi euro in più.
Un negozio in centro a Bologna dove sono molto forniti e hanno un supporto specialistico dedicato alle reflex digitali è l'Immagine di Via Manzoni 6: http://www.limmaginefotocine.it/ ma ne esistono anche altri più storici o meno.

Le FAQ:
1) sono macchine "professionali" quelle consigliate?
     Sono macchine posizionate nel segmento "consumer", ma che possono offrire risultati del tutto analoghi a quelli delle macchine "professionali", soprattutto sfruttando utilizzando al meglio le ottiche e scattando nel formato RAW. Ecco perchè sono tutte DSLR di successo, molto diffuse.
2) cosa ha in più una DSLR del segmento "professionale" rispetto ad una DSLR "consumer"?
     - qualche pixel in più, ma non è detto in quanto 12/14 sono sufficienti per molte applicazioni professionali.
     - un sensore ancora più ampio dell'APS-C, ad esempio il pieno formato della pellicola "35mm", per maggiore sensibilità e migliore resa generale, ma non è detto perchè i fotografi di sport e naturalistici preferiscono i sensori APS-C che meglio sfruttano le ottiche esistenti per inquadrare soggetti lontani.
     - un mirino più preciso, più ampio e più luminoso, per inquadrature più facili anche al buio.
     - un autofocus più veloce e con più punti sensibili dell'inquadratura.
     - uno scatto a raffica ancora più veloce, ma i 3 fotogrammi al secondo delle macchine consigliate non sono pochi.
     - una carrozzeria in lega di metallo e non in plastica, magari con guarnizioni stagne a prova di pioggia. Di contro è più ingombrante e più pesante.
     - possibilità di usare doppie batterie e doppie schede di memoria per aumentare a dismisura l'autonomia in campo, ma già la durata delle batterie e delle schede oggi disponibili sulle macchine consigliate è sufficiente per moltissimi usi.
3) Molte Reflex recenti (e tutte quelle consigliate esclusa la Olympus) possono registrare spezzoni video in HD. E' una funzione utile?
     E' una funzione molto utile, ma che non sostituisce una telecamera dedicata (compatta o professionale) per registrare falcilmente molti video di alta qualità. Comunque realizzare video è molto diverso dallo scattare foto, sia in sede di ripresa, che in sede di post- produzione. E' un gadget simpatico, e permette la realizzazione di filmati di alta qualità video e ottica, grazie al parco ottiche diponibili per le reflex e all'effetto sfocata molto cinematografico possibile solo con sensori di Grandi dimensioni come gli APS-C.

 
Dopo l'antologica VERTIGO inaugurale, il MAMbo dedica lo spazio espositivo a una raccolta di opere egoriferitamente dedicate alla concezione dello spazio espositivo, del museo d’arte contemporanea, tramite l'arte contemporanea.
Dimenticata la ressa di inizio maggio, sabato 1 dicembre solo veri appassionati, studenti e addetti del settore si ritrovano all 17 per godere comodamente delle 4 installazioni a tema, espressamente concepite o specificamente riallestite per il MAMbo.

All’ingresso la gradita sorpresa romanticamente pop di Adam Chodzko: "M-path and Hole" è un concept di facile effetto sul mettersi, tramite l’arte, nei panni di un altro. Entrando nel museo il visitatore è invitato a scambiare le proprie scarpe con quelle di un ignaro abitante di un quartiere periferico cittadino che le ha appositamente lasciate all’artista.


Adam Chodzko: "M-path and Hole"


Adam Chodzko: "M-path and Hole"

Troppo sottile il concetto della “mossa del cavallo” e davvero troppo banale la realizzazione di Eva Marisaldi. “Jumps” tradisce la metamorfosi emotiva di una donna che diventa madre più che delineare percorsi di scoperta attraverso l’esposizione di ostacoli a misura di pargoletto.

Grandioso l’allestimento de “La mamma di Boccioni in ambulanza e la fusione della campana” di Diego Perrone che sfrutta la verticalità dello spazio espositivo dell’ex forno del pane.


Diego Perrone: “La mamma di Boccioni in ambulanza e la fusione della campana”

Interessante l’”Already Vanishing” di Bojan Šarcevic che sfrutta la singolare contrapposizione fra geometrie architettoniche e carne appena macellata per ibridizzare il film a 16mm con la scultura moderna. Davvero pregevole l’allestimento curato da Andrea Viliani su precise indicazioni del giovane artista.


Bojan Šarcevic: ”Already Vanishing”

Simpatiche infine le esplorazioni temporali su video di Loulou Cherinet e Kjersti Sundland dalla prima selezione per la TIME CODE inaugurata quindici giorni fa.

In sordina oggi ha inaugurato anche la biblioteca del MAMbo, che offre dalle10 alle 17.30 (domeniche e lunedì esclusi) accesso a tutti i più importanti cataloghi in possesso del museo d'arte contemporanea bolognese.
Simpatica la realizzazione (edizione Skira/MAMbo) dei quattro mini-cataloghi per le installazioni di Chodzko-Marisaldi-Perrone-Sarcevic per questa Step2, e bello anche format e realizzazione grafica. Peccato solo il prezzo: 20 Euro ognuno, ovvero 80 Euro per la serie dei 4 mini-cataloghi che a stento sostituiscono un vero e proprio catalogo di alto livello di una grande esposizione. 15 Euro erano più che sufficienti...

 
di davide del 15/03/2007 in Musica,  1709 link
Esattamente trent'anni fa usciva un disco memorabile. Non stiamo parlando dell'elettronico Trans-Europa-Express dei Kraftwerk, o del melodico Hotel California degli Eagles, e neanche di Animals dei Pink Floyd. Non di Love you live degli Stones o del per altro noioso Before and after science di Brian Eno. Belle cose in hit parade nel 1977, eh?
No, è dello start-up della New Wave che stiamo parlando, di quel fertile periodo che ha rivoluzionato la musica rock per portala fino al nuovo millennio.
Due sono le pubblicazioni che rappresentano le spinte post-lisergiche più importanti di quell'iniziale periodo post-punk: il successo di 77 dei Talking Heads e la spinta di The Modern Dance dei Pere Ubu. I primi mio amore fin da piccolo, mentre i Pere Ubu li ho ascoltati per la prima volta in vita mia questa sera. Buon trentesimo compleanno Pere Ubu!
Difficile spiegare cosa passasse per la loro testa prima che entrassero negli studi per registrare una delle più Grandi opere musicali di tutti i tempi. So però con certezza che al primo ascolto si intravedeva da un lato tutta la rabbia e l'ebbrezza del garage degli anni '60, condito con spezie beefheartiane e con un pizzico di Red Crayola, musica free-form, avanguardia e teatro dell'assurdo. E si riusciva, di scorcio, anche a leggere tra i versi di Thomas l'apocalisse e la sua bellezza tragica. C'era un non so che di altro tra i solchi, ma nell'ineffabilità del momento estetico il tutto svaniva per far posto a un silenzio di fondo, dove riposano i nostri abissi più intimi e inaccessibili. Questa è musica che merita un ascolto attento e devoto, insomma. Musica totale, nel senso che allora come oggi, più che un semplice disco, The Modern Dance è un vero è proprio saggio sulla decadenza del nostro tempo, un poema sulla distanza spirituale che ci separa dal mondo e dall' estasi eternizzante dell'"Aperto" rilkiano. In 36 minuti e 20 secondi, i Pere Ubu riuscirono a condensare l'essenza di un'epoca pregna di nichilismo, devoluzione, irrazionalismo, meccanizzazione e paura.

E alla fine del 2006, col loro Why I hate women, i Pere Ubu hanno rinverdito la loro danza moderna. Rubo 30 secondi per pubblicarli qui, ma visitate un negozio di dischi per ascoltarli: ne vale davvero la pena : - )
 
Taipei (TW)
Le città post moderne, lontane anni luce dalla zone di Apollinaire o dalla banlieu di Baudelaire, assomigliano sempre più a Grandi, infiniti ammassi urbani, dove periferia, grosse arterie e centro urbano si aggrovigliano senza soluzione di continuità fino a diventare indistinguibili. Proprio come in film quali True Stories, Blade Runner o anche Arancia Meccanica.

Davide Gazzotti, NO EXIT, DARC - Roma (2006)
In questi giorni è uscito un mio nuovo reportage: "Taipei City, Kowloon and Hong Kong". Una selezione si trova cliccando qui.

 


PHOTO DAVIDE GAZZOTTI 2007


PHOTO DAVIDE GAZZOTTI 2007


PHOTO DAVIDE GAZZOTTI 2007


PHOTO DAVIDE GAZZOTTI 2007

 

La prima cosa che colpisce del lavoro del fotografo Ceco Jan Saudek è che le persone nelle sue fotografie di nudi sono gente comune, persone della porta accanto, e non supertop da copertina. La seconda che molte delle sue immagini sono divertenti: ricordo ancora il pomeriggio della fine deglia anni 90 in cui, in una libreria in centro, con un amica e un'avventore causale, girammo assieme le pagine di uno dei suoi primi libri sbellicandoci dalle risate.

Le sue immagini esplorano più i sogni che la realtà, sebben fortemente caratterizzate dalla sanguigna personalità sempre espressa dalla persona ritratta, e dall'uso della colorazione manuale dell'immagine che produce per se un effetto onirico e non realistico, anche se, ad onor del vero, la scelta di Jan fu dettata dalla accidentale difficoltà di reperire pellicole e sviluppi a colori. Le sue immagini sono contemporaneamente un pugno nello stomaco ed un gioioso inno alla vita, sprizzano forza da tutti i pori, a volte in modo divertente, a volte pateitco, o altre volte un pelo volgare... proprio come la vita vera.

Da un paio di anni Jan Saudek si è dotato di un Grandioso sito internet con quasi 400 sue immagini online, ed anche alcune della sua modella/musa/moglie Sarah. Obbligatoria la vista, senza fretta, e la riflessione: sulla vita in genere e sul modo tutto particolare di Jan e Sarah di comunicarla.

 
Sàra incinta


2 Big 4 U
1981


Rainbow


Espada
1996


Parabellum


Sonho alusivo
1976


Untitled
1987


Luisa
1987


Phorographer as Jesus
1991



TV Lovers
1991



A conquista do Paraíso
1995


Shy Congratulators
1996



Pieta
1997


Vendedor de carne branca
1997





Rapariga checa cantando
1990


Ida
1990



Untitled
2003


La tecnica di Jan Saudek

Jan Saudek è uno di questi, egli è considerato uno dei principali artisti cecoslovacchi contemporanei, è un grande fotografo, un eccellente pittore e fine calligrafo. Nato nel '35 è sopravvissuto alla deportazione nazista mangiando erba e dentifricio. Durante gli anni del regime Saudek, che ancora non era conosciuto come artista, lavorava in fabbrica (e lo ha fatto per 32 anni) ma durante il tempo libero coltivava la sua passione per l'arte e la fotografia nell'umida cantina di casa sua.

In questo modo la sua personalità artistica diventa sempre più forte e sempre più definita. Le sue immagini parlano di maternità, di esibizionismo, di feticismo ma anche di parodia del corpo umano, con uno stile assolutamente unico e inimitabile.

Le modelle sono, in genere, sue amiche o conoscenti, come la sua bella compagna e altrettanto valida artista Sára Saudková, che fotografa spesso insieme alla sua amica Olga. Nelle foto di Saudek appare un unico uomo: egli stesso. Dice che non lo fa per narcisismo ma per semplificarsi la vita perchè gli uomini quando devono posare nudi sono sempre impacciati e imbarazzati così fotografa se stesso e risolve il problema.

Non sempre è soddisfatto delle proprie opere ma ammette che se vedesse le sue foto fatte da qualcun altro morirebbe di invidia. Dichiara in un intervista rilasciata in occasione della pubblicazione di un suo libro: "Se una fotografia non racconta una storia non è una fotografia. Forse è la storia di tutti i nostri pensieri, quelli che diventano pubblici e sfidano i luoghi comuni e quelli che per pudore restano confinati".

Le sue foto, in origine erano in bianco e nero o virate seppia, poi decise di sottoporre alcuni amici ad un test: mostrò loro tre versioni di una stessa foto, una in bianco e nero, una virata seppia ed una colorata a mano, tutti scelsero quest'ultima, così prese la decisione di colorare manualmente i suoi scatti in bianco e nero con colori trasparenti ad acqua dando vita a capolavori di straordinaria bellezza.

Le riprese, durante i suoi primi anni di carriera artistica, venivano effettuate in una cantina, usando come sfondo un muro scrostato dall'umidità che era perfetto per sfumature e tonalità di grigio che restituiva alle foto. Ora può permettersi diversi appartamenti anche lussuosi ma in tutti ha riprodotto quello stesso muro che ha usato tante volte in gioventù.

[di Annamaria da sestazona.it]
 
La Gapminder di Hans Rosling ha sviluppato un innovativo software per visualizzare dati statistici con video animazioni: è in grado di rappresentare dati multidimensionali mediante accattivanti rappresentazioni animate che vanno oltre le tradizionali tecnologie di OLAP e reporting attualmente diffuse sul mercato. Hans in questo intervento alla TED Conference dimostra una bravura narrativa degna dell'Adriano De Zan dei tempi d'oro come ci fa notare Luca De Biase:

Il prof. svedese ha portato i suoi concept in giro per il mondo con comunicazione tanto efficace che è del 18 marzo la notizia che Google compra Gapminder.

Da venturebeat leggo:
Google buys Gapminder, a graphical display company
By Matt Marshall 03.19.07 7:58 AM

Google has acquired Swedish non-profit company Gapminder that produces visually attractive graphics to display facts, figures, and statistics in presentations.
See the site's new home page for an example of what it does, which includes moving graphics and other effects. Hans Rosling, a scientist who led the company, gives an entertaining presentation of the company's offerings at TED. He explains how important public data from UN, government institutions and universities has been hidden in the basement of databases, but that it not been available on the Web in a search format, and that is what Gapminder, as a non-profit had been trying to pursue. The TED audience was clearly moved, and we can only assume some Googlers in the audience likely recommended the purchase. Notably, only software and the Web site were sold to Google, and Rosling apparently didn't get a dime.
Swivel, you'll recall is another San Francisco start-up that lets users play with statistics, and encourages the use of graphics. The company launched last year, after working on its technology for a year. Depending on what Google does with this, Swivel may be forced to focus on its paid version, for sale to companies that want to keep their data private.

Da hebig invece leggo:
Hans Rosling selling Gapminder to Google
posted on 19. March 2007 at 08:47 PM

Venture Beat has the story: Google buys Gapminder.
This is cool. Gapminder was founded by the very smart and entertaining Hans Rosling who has delivered outstanding presentations at several high-level conferences including TED and WEF. Loic also invited Rosling to speak at the LeWeb3 conference in Paris where I was so fortunate to see him present live. At the recent TED07 he even swallowed a sword on stage; I guess that impressed the Google founders who were also present at the conference. Note that Rosling didn't cash in with this transaction as Gapminder (the software) is developed by a non-profit foundation. More details on the story here.

Io non so se essere contento o meno della notizia della cessione. Di certo sono contento per il fatto che forse fra pochi mesi/anni avremo un servizio "gratuito" e facilitato di analisi visuale dei dati multidimensionali.
Ma se, dopo quella dei GIS, anche la nicchia della Business Intelligence, forse una delle poche ancora galoppanti nell'asfittico panorama dell'IT, venisse banalizzata ed in parte fagocitata da Google? E' ormai storia che con il servizio "maps" prima, ed "earth" poi, realizzati a suon di analoghe annessioni, Google ha messo a disposizione di tutti gli utenti e gli sviluppatori web un'insieme di servizi cartografici molto limitato che ha puntato sulla gradevolezza dell'interazione utente e su ruffiane foto aeree per sfondare in un mondo molto più attento all'apparenza che alla reale qualità dei servizi. Infatti, pur riconoscendo l'innovatività della semplice ed usabile interfaccia utente realizzata per GoogleMaps, e l'efficienza della consolidata architettura a server distribuiti tipica delle soluzioni made in Google, la qualità e accuratezza delle cartografie servite non arriva alla sufficienza per molti utilizzi che vanno al di là del trovare la pizzeria da asporto più vicina a casa. Malgrado ciò, grazie all'innovativo marketing di Google, GoogleMaps e GoogleEarth sono il nuovo punto di riferimento nell'area delle applicazioni GIS. Succederà così anche per le tecnologie acquisite da Gapminder?

La mia morale sulla Google-mania pervasiva è:
- Pro: vulgarizzare servizi vuol dire diffondere democraticamente conoscenza in modo gratuito, o quasi.
- Contro: banalizzare tecnologie a volte causa l'impoverirne l'accuratezza informativa.
- Devastante: fornire tutto ciò nominalmente "gratis" (in realtà secondo un modello di business alternativo) significa rivoltare il mercato come un calzino.

Infatti, offrendo "gratis", pur con qualità inferiori, servizi che altrimenti hanno una complicazione ed un costo non banali, succederà che: da una parte gli operatori del settore (come la Swivel citata da Matt Marshall, ma anche molti altri specializzati in soluzioni di alto profilo anche se più glocal) dovranno fornire un valore aggiunto ancora maggiore per differenziarsi da un prodotto di base molto accattivante disponibile gratis, dall'altra i prezzi scenderanno e i margini (esigui) si ridurranno ulteriormente, e, infine, qualche altro operatore dell'IT chiuderà i battenti. La legge del libero mercato, si dirà. E, col liberismo, la democratica diffusione della conoscenza per tuttri coincide paradossalmente proprio con il declino della pluralità tecnologica e l'affermazione dei giganti dell'industria informatica? Fra Google e Microsoft, IBM e Oracle, Sun e SAP... proprio non saprei quale fra i "monopolisti" mi sta più antipatico... Ah, dimenticavo Apple, il monopolista dei lettori mp3 ; - )
Sarà un bene? Chissà... intanto sembra proprio che l'informatica sia sulla stessa strada che fu dell'automotive un secolo fa: dai tempi pionieristici in cui qualsiasi mente lucida (o qualsiasi officina famigliare) poteva contribuire al progresso producendo qualcosa di innovativo e di pregevole, ai tempi in cui sono rimasti solo 7 Grandi nomi che, d'accordo con 7 sorelle, detengono il monopolio globale del know-how e soprattutto delle risorse per sostenere la ricerca e sviluppo ai soli propri fini. Ai restanti solo piccole cose, e alle microimprese solo servizi di manutenzione programmata... in franchising, ovviamente.
Per fortuna che oggi, grazie alla relativa economicità del mondo digitale rispetto a quello dell'industria pesante, abbiamo l'opzione offerta dalle tecnologie Open. Basterà?
 
di davide del 25/04/2007 in Blogging,  3939 link
164 BPMNon sto parlando del cuore emotivo, che, dopo il brutto "infarto" di un paio di anni fa, si è già perfettamente ripreso, anche di dimensioni minori di un tempo.
Parlo proprio del mio cuore biologico: ora batte più lentamente, con calma serafica, e potente. Posso correre per ore, posso respirare a pieni polmoni, posso riprendere a vivere a 60 o a 160 battiti per minuto ed anche oltre. Quando serve. Solo se ne vale la pena.
Come disse Lester in American Beauty, dopo essere riuscito a cambiare la sua vita, ma pochi attimi prima di morire ammazzato dalla cieca furia del suo vicino di casa: "Sto da dio - lunga pausa - sto da dio".


PHOTO DAVIDE GAZZOTTI
I had always heard that your entire life flashes before your eyes the second before you die. Only that one second, isn't a second at all, it seems to stretch out forever like an ocean of time. For me it was lying on my back at boy scout camp, watching falling stars. And the maple trees that line our street. Or my grandmother's hands, and how her skin seemed like paper. And the first time I saw my cousin Tony's brand new Firebird. And Janey. And my last thought was of Carolyn. I guess I could be pretty pissed off about what happened to me, but it's hard to be angry when there's so much beauty in the world. Sometimes, I feel like I'm seeing it all at once, and I can't take it. My heart swells up like a balloon that's about to burst. But then I remember to relax, and stop trying to hold onto it. And then, it flows through me like rain and I feel nothing but gratitude for every single moment of my stupid little life. You have no idea what I'm talking about, I'm sure. But don't worry. You will someday.

(Lester Burnham, American Beauty.)
 
di davide del 04/02/2007 in Fotografia / Arte,  3323 link

Esattamente 8 anni fa scrivevo una pagina del mio personale diario proprio su ArteFiera, e la "pubblicavo" su un proto-blog realizzato tramite una mailing-list di amici, artisti e creativi che ruotavano attorno ad un sito open e ai "suoi" progetti...

Pavimentazione vuota a tratti di gente ad ArteFiera 2007
DAVIDE GAZZOTTI - Pavimentazione affollata a tratti ad ArteFiera 2007

...e, non inaspettatamente, molte delle considerazioni fatte allora si possono traslare in quello che è successo in questi anni all'arte, alle fiera, ad ArteFiera, ed al sottoscritto ; - )
Differenze da allora? Beh, innanzitutto la scomparsa definitiva delle gallerie innovative che noleggiavano gli spazi espositivi nel sovrariscaldato piano superiore perchè più economici, poi la drastica riduzione di arte moderna (fino alla pop inclusa), per dare spazio a più realizzazioni contemporanee. Non che con questo la qualità delle emozioni provabili barcollando per un tale mercatino ne guadagni, anzi... non è che forse sto invecchiando io?

Uno dei momenti più elevati e creativi l'ho vissuto durante la illuminata performance estemporanea di Lilia e Paolo, che ha attirato l'attenzione di svariati visitatori ed ha segnato un notevole aumento di presenze allo stand utilizzato come scenario:

Paolo Dondini - Una di queste opere ritrate ad ArteFiera 2007 è un falso. Quale?
Paolo e Lilia - Una di queste opere ritratte ad ArteFiera 2007 è un falso. Quale?

Infine, per memoria storica, riporto lo scritto a cui mi riferivo in principio, recuperato in qualche dimenticato meandro del mio archivio elettronico.
See you later, d.

----- Original Message -----
From: Gazzotti Davide
Sent: Monday, February 01, 1999 3:08 PM
Subject: [aciderror] Diario a caldo di un profano nella tana dei mercanti dell'arte

ArteFiera99: potrei enumerare i nuovi spazi espositivi, oppure decantare statistiche di visitatori e numero d'opere esposte in costante crescita, ma questo compito è svolto egregiamente dagli organi d'informazione ufficiale.
Invece quello che voglio raccontare è l'improbo tormento di voler provare il brivido di una sensazione nella tana dei mercanti dell'arte.
Unica notevole novità è lo spazio per le installazioni artistiche di Grandi dimensioni, in cui, fra i vari Argan e i neoclassici dozzinali, fa bella mostra di sè lo stand promozionale di una premiata fonderia bolognese.
La sempre presente mostra fotografica è quest'anno sponsorizzata da una nota casa di lingerie: la galleria sensoriale, che ospita immagini di Parisotto Vay, mi ha regalato il primo sospirato brivido. Sarà stato merito dell'impressionante impianto luci o della mistica musica di sottofondo, ma le già ben note curve, dinamiche e al tempo stesso statuarie, immortalate da Parisotto evocano la componente più classica e onirica dell'universo femminile restituendo ugualmente sipido dinamismo e modernità che sempre urgono nella vita dell'uomo contemporaneo. Ma se non siete riusciti a visitarla entro il lunedì sera di chiusura dei battenti, potete comunque ammirare molto di questo materiale fra i "-50%" della prossima fiera del libro.
Il padiglione dei galleristi più classici, soffocandomi con un clima antitetico a quello stagionale, fuga qualsiasi altro tentativo di involontario irrigidimento cutaneo. Un affollamento senza precedenti, nella mia breve carriera di profano di arte ad una fiera, in cui risalta più la pasta di cui è fatta la gente presente che la poeticità e talvolta modernità delle molte opere spesso mal assortite ad ammassate negli spazi espositivi. Rari, in questa zona, gli studenti e i veri amanti dell'arte; diffusi, invece, i collezionisti fighetti ed i mercanti in genere. Potrei ricordare che questo non è più l'anno boom di Galliani, ma quello di Valentini (con cui i due terzi dei galleristi millantano esclusiva collaborazione). Oppure potrei notare l'imponente apparato propagandistico dedicato al presunto ritrovamento di alcune vecchie matrici di cinque litografie di un anziano artista lusitano. Oppure, ancora, potrei elencare la quantità di "classici" invenduti (De Chirico, Sassu, Mirò...) che molti galleristi non hanno avuto neppure l'accortezza di montare in posizione diversa da quella che occupavano nell'edizione dell'anno passato.
A questo punto le vampate di aria viziata e le bombe sensoriali a cui i miei occhi curiosi sottopongono le già stanche meningi mi costringono ad un disordinato barcollare da uno stand all'altro alla ricerca disperata di quel tanto sospirato brivido che, in fondo, è il sale della vita.
Salgo le lunghe scale mobili nella speranza che il padiglione dei moderni, degli innovatori, mi riservi qualche sorpresa. Non resto deluso, malgrado l'apparente eccessiva ricerca di impatto visivo a tutti i costi, spesso a scapito della poesia, che pervade le produzioni artistiche più recenti.
L'unica frustrazione qui mi è riservata dallo stand che espone foto e statuette di pessimo gusto, ma con sfondo sessuale, che, grazie a ciò, riceve un immeritato climax di visitatori, evidentemente molti più profani
di me. Ammiro i purtroppo scadenti Wharol di un gallerista fiammingo, fuggo nauseato dai diffusi scempi altrui del Donzelli, rivedo volentieri le belle fotografie istoriate di un autore arabo il cui nome, ovviamente, mi sfugge, rimango incantato di fronte ai poetici volti e alle mani rappresentate da una giovane artista padana, e trattengo un conato davanti all'esteticamente irrilevante quadro che documenta il parto di un ermafrodita...
Prima di uscire mi tolgo una curiosità: domando il prezzo di un dolcissimo angelo di Omar Galliani, in realtà già marchiato con il bollino di "venduto", in modo da evitare la potenziale insistenza del venditore. Più di 8 delle mie mensilità nette! Meno male, tanto la vera arte è bello fruirla e non possederla. Quando la compri a così caro prezzo la stai violentando, la stai rinchiudendo in una prigione, dietro sbarre che ne tarpano le ali: non può più volare in alto nel cielo, non può più regalare a nessun altro che a te il brivido che egoisticamente stavi cercando.
Di ritorno verso l'automobile mi chiedo cosa voleva comunicare quell'artista che ha incollato una serie mainboard di vecchi PC ad una tavola e poi ci ha colato un po' di plastica nera sopra... Lascio perdere, giro la chiave e pago il parcheggio quasi soddisfatto della mia domenica pomeriggio, ma con un unico groppo in gola: peccato che i mercanti dell'arte mi abbiano costretto all'esborso di 20mila di ingresso e 6milae5 di parcheggio, prezzo invero in linea con altre esposizioni commerciali. Per una fiera così mercantile, per farmi visitare il mercato delle pulci dei Grandi artisti, potevano però essere più generosi, soprattutto immergendomi nei panni dello studente universitario interessato all'arte e alle nuove tendenze, ma, evidentemente, questa fiera non è a lui dedicata.
Davide
mailto:davide@davidegazzotti.com
acid your life: http://www.acidlife.com/
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[Visitata 1 settimana fa alla Fiera di Bologna con Lilia e Paolino]

 
di davide del 02/09/2007 in Blogging,  1835 link

Il mio cardiofrequenzimetroAvevo già parlato del mio nuovo cuore inGrandito, fisiologicamente almeno. Stamattina dopo colazione il mio recente spirito serenamente ipocondriaco ha fatto si che mi controllassi da capo a piedi: quanto chili ho preso tutto il tempo che son stato via, la pressione, i battiti... il cuore... già il cuore...

Et voila, la sorpresa: 51/52 battiti al minuto a riposo! Solo fossi stato meglio indirizzato da bambino, che atleta che sarei potuto diventare... ; - )

Un cuore che rallenta, poi, non è affatto male, anche se mi mancano un po' le sferzate di adrenalina, il sangue alla testa, le emozioni, le arrabbiature... ma ora va bene così: ora è tutto davvero mediamente bello, che fortuna che ho. Magari anche la fortuna, un giorno, di farlo battere forte di nuovo questo cuore, magri anche a partire da oggi - alba di un nuovo giorno - come canta l'urlo malinconico di Matthew Bellamy in "Feeling good" dei Muse.

"Feeling Good"

Birds flying high you know how I feel
Sun in the sky you know how I feel
Reeds driftin' on by you know how I feel

It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me
And I'm feeling good

Fish in the sea you know how I feel
River running free you know how I feel
blossom in the trees you know how I feel

It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me
And I'm feeling good

Dragonfly out in the sun you know what I mean, don't you
know
Butterflies all havin' fun you know what I mean
Sleep in peace when day is done
And this old world is a new world
And a bold world
For me

Stars when you shine you know how I feel
Scent of the pine you know how I feel
Oh freedom is mine
And I know how I feel

It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me
And I'm feeling good

"Feeling good" dal CD "Origin of Symmetry" dei Muse (2001)

 
Cristina DonàIl mio cardiofrequenzimetroPochi giorni fa è uscito l'ultimo bel disco di Cristina Donà, ma riascolto tuttora spesso i suoi primi folgoranti lavori ("Tregua" e "Nido") realizzati nel contesto creativo dei primi anni 90, in quel subbuglio del rock italiano che stava producendo la Mescal Records.
E domani è il suo quarantesimo compleanno: auguri Cristina : - )
Proprio ieri, come cantava Cristina in "Triathlon", ho registrato il mio battito minimo... mi devo preoccupare?

"Cristina Donà è la più grande cantautrice italiana e lo è suo malgrado. Perché, come accade a certi Grandi artisti, se all'origine dell'espressione creativa non ci fosse un'esigenza profonda di verità su se stessi e sulla vita che si vive, la loro natura li avrebbe condotti ad altre occupazioni, forse più semplici e tranquillizzanti. E, invece, scrivere canzoni e cantare per Cristina Donà ha a che fare con un desiderio insopprimibile di vederci chiaro e di capire come debba essere vissuta questa vita che sembra scapparci da tutte le parti." - (Stas' Gawronski, critico letterario, dal sito di RaiLibro)
So che un braccio dopo l’altro
porterò a destinazione
questo corpo calpestato
dalle tue rigide mancanze.
Ho attraversato giorni da diluvio universale,
ora so scivolare sull’acqua...è una questione orizzontale.
Scivolerò sui tuoi rimpianti
mai pianti con me.
Scivolerò, ma il tuo amore dov’ era?
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua.
La ruota davanti m’implora di non insistere con la pressione.
Il cuore sul manubrio
sembra pronto a decollare.
Hai trasformato pianure in salite devastanti,
ora tornerò a sognare coi miei occhi scintillanti.
Aumento la distanza, il vantaggio su di te
e non aspetto che qualcun altro provveda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua.
I piedi toccano terra, comincerà la resurrezione.
E’ l’ultima parte di fuga, vedo la polvere che si solleva.
Fuori da un passato confuso con dentro l’alibi di una visione,
continuerò la corsa, ma non sono più preda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua

Cristina Donà - "Triathlon" da "Dove sei tu" - 2003

Il sole a settembre mi lascia vestire ancora leggera, il fiume riposa negli argini aperti di questa distesa.
Tu mi dicevi che la verità e la bellezza non fanno rumore: basta solo lasciarle salire, basta solo lasciarle entrare.
E' tempo di imparare a guardare. E' tempo di ripulire il pensiero. E' tempo di dominare il fuoco. E' tempo di ascoltare davvero.
L'amore a settembre mi ha fatto sentire ancora leggera. Il giorno sprofonda nei solchi bruciati di questa distesa.
Tu lo sapevi che nessuna gioia nasce senza un dolore? Basta solo farlo guarire, basta lasciarlo entrare.
E' tempo di imparare a guardare. E' tempo di ripulire il pensiero. E' tempo di dominare il fuoco. E' tempo di ascoltare davvero. E' tempo di imparare a cadere. E' tempo di rinunciare al veleno. E' tempo di dominare il fuoco. E' tempo di ascoltare davvero.
L'amore a settembre mi ha fatto sentire ancora leggera.

Cristina Donà - "Settembre" da "La quinta stagione" - 2007
 
Money from PicturesPochi anni fa non esistevano o quasi agenzie fotografiche Royality Free. Ora dicono siano la maggior parte del mercato della fotografia "stock", ovvero da archivi dove trovare generiche immagini per editoriali, piccole borchure, siti web, etc., anche se, onor del vero, cifre certe è difficile elaborarne.

Tutto è nato anche perchè il prezzo delle immagini d'archivio, già reperibili on-line sui siti di tradizionali agenzie ad alta qualità, era davvero troppo elevato, quindi riservato ad impegnativi progetti di immagine coordinata e fuori dalla portata di micro imprese, progetti più piccoli (sono la maggioranza) o studenti di (web) publishing. I siti di Microstock photography sono la risposta a questi bisgoni: si affidano principalmente a fotoamatori che inviano e catalogano le loro immagini sul sito, ed offrono fotografie ad alta risoluzione addirittura a partire da 1 dollaro, normalmente dai 2 ai 10 dollari, e in più sono Royality Free, ovvero senza ulteriori Royalties da pagare a prescindere dal numero o dalla tipologia di utilizzi, commerciali e non, da parte dell'acquirente. Sono la risposta massificata alla richiesta generalizzata di enormi quantità di immagini sempre "nuove" con cui bombardare le masse.

L'avere come fonte di contenuti hobbysti desiderosi di sprecare tempo per incassi nel 99,9% dei casi marginali, e la meccanicità dei criteri di accetazione delle immagini, fa si che l'enorme mole di materiale catalogato su di un sito Microstock necessiti di una più accurata selezione da parte del committente per trovare l'immagine comunicativamente giusta e con qualità (non solo tecnica) giusta per il progetto in corso. L'enorme quantità di hobbysti, con a disposizione una fotocamera digitale ed una copia di Photoshop, desiderosi di esposizione, riconoscimento morale e condividisione dei risultati, ha fatto sì che le Microstock agencies strutturassero il proprio sito più come un social network che come il sito di un'agenzia fotografica on-line. Questa è stata la mossa vincente dei pochi nomi che ormai sono accapparrati il mercato.

La struttura di prezzo rivoluzionaria, inoltre, è riuscita a stravolgere questa nicchia di mercato nel giro di un paio d'anni: queste Microstock agencies stanno causando seria preoccupazione alle agenzie di stock photography tradizionali, e stanno già influenzando le loro strategie di mercato, dice questo articolo sul New York Times.

Dal punto di vista del diritto, Royality Free nulla c'entra con il Copyright o il Copyleft, o la sempre più diffusa licenza Creative Commons: il diritto di ripoduzione originario resta di proprietà teorica all'autore, e solo in alcuni casi può essere trasferito in esclusiva alla agenzia on-line, ma viene concesso in modo illimitato a chiunque acquisti a queste ridicole cifre le immagini.

Per provare personalmente questi servizi, anch'io mesi fa misi in vendita, sotto pesudonimo, qualche dozzina di scatti realizzati per caso, o qualche scarto da progetti di cui possiedo tutti i diritti, oppure ancora immagini che non avevano qualità sufficiente per essere accettate nei siti delle agenzie "macrostock". Da parte mia confermo i risultati economici insoddisfacenti, d'altra parte ad 1 o 2$ per immagine, per di più disperse in banche dati con uno o più milioni di foto tutte ugualmente mediocri, è difficile emergere e fare i Grandi numeri necessari a giustificare il tempo impiegato per l'upload e la catalogazione delle immagini sul portale di stock photo. Chi ci è riuscito sono in pochi, i pochi pionieri un paio di anni fai di questo nuovo mercato fotografico, che avevano il tempo di inviare e catalogare centinaia immagini un pelo sopra la media in banche date da poche decine o centinaia di miliaia di foto, e che ora, per via dei meccanismi di misurazione di popolarità tipici delle social network si trovano un'esposizione molto maggiore del tipico nuovo arrivato.

La novità che ho scoperto oggi verificando il log delle vendite dell'ultima settimana è che anche i Grandi nomi del marketing e dell'immagine coordinata hanno qaulcuno al loro interno che, magari per piccoli progetti o per comunicazione interna, evita i costosi siti ad alta qualità d'immagine di Alamy, Corbis e Getty, e si occupa di scaricare praticamente gratis dai vari Shutterstock o Fotolia, al solo maggior costo del maggior tempo necessario al tipicamente sottopagato addetto incaricato della selezione per trovare le immagini giuste e di ottima qualità. Nomi dal log delle mie vendite di questa settimana? Ecco: JWT, R&R Partners,......!!!!

Bene, questa è la conferma della morte ufficiale della Stock Photography come business.

Più in generale, dopo l'affermazione dell'Open Source nella produzione del software e del Peer2Peer nella distribuzione audiovisiva, è la morte nel mondo digitale del modello di business basato sul prodotto (o sul detenere esclusiva un brevetto o un'opera creativa). Stiamo irreversibilmente diventando una società di servizi, alcuni condivisi, altri a pagamento, e il modello di business produttivo tradizionale rimarrà unicamente per i prodotti tangibili, di cui è reso necessario (o di cui è reso necesario) il possesso. La conoscenza, unico vero asset nel nuovo mondo digitale, essendo anch'essa condivisa, non da diritto a nessuna remunerazione. Speriam solo che restino in piedi abbastanza business tradizionali per permettera a noi servitori nella società dei servizi di pagar tutte le bollette a fine mese ; - )

 
Ashes and Snow by Gregory ColbertAshes and Snow, ceneri e neve, sono i poetici componenti del più maestoso progetto artistico che la fotografia contemporanea ricordi.
Gregory Colbert, nato in Canada 47 anni fa, ma davvero cittadino del mondo, è autore di un progetto che indaga la sensibilità poetica degli animali nel loro habitat naturale nell'interazione con gli esseri umani. Non più visti unicamente come appartenenti al genere umano, gli uomini di Colbert sono animali in armonia con la natura e col mondo animale.
Ashes and Snow è un Grandioso progetto in progress, realizzato nel corso di più di un decennio grazie anche al generoso contributo di una multinazione svizzera che utilizza il lavoro di Colbert come strumento di marketing alternativo. Nel museo itinerante, appositamente allestito per essere trasferibile in diversi angoli del mondo (Nomadic Museum), vengono esposte Grandiose realizzazioni fotografiche stampate in enorme formato, tre filmati girati in 35mm, alcune installazioni ed infine un romanzo. Con intima pazienza e forte dedizione alla natura espressiva e artistica degli animali, Gregory Colbert è riuscito a carpire, ed a trasmettere, una straordinaria ed inesplorata interazione fra gli esseri viventi.




In una delle rarissime sue apparizioni pubbliche, Gregory Colbert ha presentato alla TED conference 2006 un sensazione filmato tratto proprio da Ashes and Snow. Nella presentazione, Colbert annuncia anche la sua nuova utopica iniziativa Animal Copyright Foundation, che si prefigge di raccogliere royalties dalle compagnie che sfruttano le immagini della natura nelle loro campagne pubblicitarie... immagino però che sarà dura costringere il mondo del business a pagare, seppur poco, quando ciò non è previsto per legge.
Questo filmato è assolutamente da non perdere.

(Registrato nel Febbraio 2006 a Monterey, California. Duration: 18:42)


Il mio unico rammarico, ivece, è proprio essermi perso, ormai alcuni anni or sono, la tappa veneziana di Ashes and Snow allestita in un Arsenale trasformato per l'occasione in un Nomadic Museum molto speciale.
 
di davide del 27/04/2007 in Musica,  2279 link
Io non ho paura (2003) di Gariele SalvatoresTratta dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, questa è la filatrocca che il protagonista di Io non ho paura (2003) di Gabriele Salvatores, il piccolo Michele, si racconta per farsi coraggio mentre pedala fendendo la cupa notte che lo porterà a compiere un gesto di grande e prezioso coraggio, ma, ahimè, fatale per lui.
Voi ragni pelosi
Voi tassi barbassi
lumache bavose
e gechi orbettini
restate lontani
dai nostri bambini.
Voi bestie notturne
amanti del buio
Voi che non dormite
se non al mattino
vegliate sul sonno
di questo bambino.
L'originale filastrocca shakespeariana suona invece più o meno così:
You spotted snakes with double tounge,
Thorny hedgehogs, be not seen;
Newts and blind-worms, do no wrong,
Come not near our fairy queen.

Philomel, with melody,
Singy in our sweet melody,
Lulla, lulla, lullaby; lulla, lulla, lullaby;
Never harm, nor spell, nor charm,
Come our lovely lady nigh;
So goodnight, with lullaby.

Weaving spiders, come not here;
Hence you long-legg'd spinners, hence!
Beetles black, approach not near;
Worm nor snail, do no offence. II ii 9-23
Colonna Sonora di Io Non Ho Paura di Ezio Bosso Rischiando il linciaccio della SIAE, pubblico qui un piccolo estratto, campionato a bassa qualità in monofonia, dal CD che contiene la colonna sonora del bel film di Salvatores. Autore di queste musiche è il grande contrabassista Ezio Bosso, che con questi temi raggiunge i vari Morricone, Nyman, Newman e Astatke nell'olimpo dei Grandi compositori di musiche adatte anche per film. Un gran bel CD, questo, che si trova anche on-line, ad esempio su Nannucci.it.
 
E' importante renderlo desiderabile. Non ci sono riusciti con Michael Schumacher perchè non era abbastanza attraente (per le femminuccie) ed espansivo (per i maschietti). Non ci sono riusciti con Lapo Elkann perchè nel suo caso i guai personali hanno tragicamente avuto il sopravvento. Ma questa volta, almeno a giudicare dalla "sexy" copertina di Style, supplemento del Corriere della Sera di oggi, potrebbero davvero farcela a trasformalo in un personaggio glamour.
In copertina troviamo un aitante Kimi Raikkonnen, nuova prima guida, e quindi frontman, della squadra Ferrari Formula One, belloccio, truccato e vestito di tutto punto. All'interno l'immancabile articolo celebrativo, rafforzato dalla prima vittoria ottenuta con la squadra del cavallino con un po' di fortuna (il suo più veloce compagno di squadra aveva avuto un guasto fatale nelle prove di qualificazione) nella gara di apertura del campionato.
E' importante per l'immagine del Gruppo Fiat che almeno lui risulti in fondo desiderabile, sia dagli uomini, che così si fidelizzano al brand Ferrari, comprando gadgets e Grandi Punto da famiglia, che alle loro mogli, che meglio supporteranno tali diseconomie famigliari. Ebbravi ai nuovi marketer del dopo Lapo ; - )...
 
E' difficile riuscire a risultare originali sempre e comunque. Vale per tutti: per gli artisti, i fotografi, i creativi di ogni genere, ed anche per le migliori agenzie pubblicitarie al mondo. Anche volendo tralasciare l'analisi di un concept fin troppo semplice ed esplicito, constatiamo la realizzazione mediante lo stesso visual per tre motociclette diverse, da parte di tre Grandi agenzie multinazionali diverse, in tempi non troppo diversi: la pubblicità realizzata per Aprilia dalla Bcube italiana, quella realizzata per Honda da Ogilvy (2004, Guatemala) e quella della TVS Motors realizzata da Saatchi&Saatchi (2004, India) condividono molto, forse troppo.


Niente di male, ovviamente, ma chiss se il committente davvero al corrente che spesso strapaga ai soliti noti nient'altro che il riciclo della solita idea?







(letto su spotanatomy)
 
VERTIGOVengono davvero le vertigini a visualizzare quanta distanza intercorre fra il futurismo ed il web. A quanta arte, on- oppure off-media poi in fondo la cosa è opinabile, è trascorsa negli ultimi cento anni. E nella mostra inaugurale del nuovissimo "Museo di Arte Moderna di Bologna" (che qualcuno ha purtroppo abbreviato in uno sputtanato "MAMbo"), è lo spazio espositivo stesso, per la precisione la sua sala principale, il vero pezzo forte. Anche se a qualcuno potrebbe non piacere, è davvero affascinante riuscire a mescolare il contenuto con il contenitore, le opere col loro museo, così bene che in questo caso è l'avvincente allestimento a far passare in secondo piano la raccolta stessa.

VERTIGOIl roboante titolo promette quello che sarebbe stato difficile mantenere, o trasmettere, unicamente realizzando un'antologia ragionata del vertiginoso spazio artistico che collega un intero secolo di storia della creativit . Così, la gestione di Gianfranco Maraniello dell'arte moderna bolognese è riuscita a sfornare una performance davvero lodevole in tutt'altro modo. Lodevole a cominciare dalla ruffiana grafica a stencil del logo dal sapore futuristico, alla raffinata eleganza dell'invito in prezioso cartoncino plastificato; da qualche rara simpatica incertezza organizzativa, alle inservienti che si sono fatte in quattro per permettere ai migliaia di Bolognesi e non che si sono accalcati allìingresso di riuscire ad accedere alla mostra; dalla lineare collezione antologica al ruffiano accostamento con gli strumenti tecnici della comunicazione, dal grammofono all'iPod, dal telegrafo al cellulare...


Biglietto d'Invito


Folla all'ingresso alle ore 19. Stampa e VIP avevano in buona parte gi concluso la loro visita.

La vera grande emozione che regala VERTIGO risiede nell'installazione, nella navata principale di questo ex- forno del pane, di una sequenza di instabili architravi realizzate mediante gonfiabili. Archi che fanno da ponte fra i due secoli percorsi nella mostra, travi che sostengono il concetto stesso di museo, ma instabili perchè in continua ridefinizione sotto l'effetto dei media, incarnati dalle videoproiezioni gettate su di essi. E' dall'altezza di questi tremolanti areostati che si prova la vertigine di vivere un intero secolo di arte sempre contemporanea.







Il contenitore supera il contenuto antologico comunque di pregio, inevitabilmente incompleto anche se impreziosito dai molti nomi altisonanti (Duchamp, Burri, Man Ray, ...). Il museo si mescola alle sue opere d'arte in un incesto concettuale davvero fruttuoso.


Gunther Ueker - TV auf Tisch, 1963


Julian Schnabel - Martine, 1987


Matthew Barney - Creamaster1: The goodyear Waltz, 1995


Alcuni mezzi di comunicazione in mostra


Il lato romantico della sala a luci rosse


Shirin Neshat (in fondo al corridoio)







Anche se forse solo un terzo dei 9500 metri quadrati di spazio espositivo ricavato in questo ex- forno del pane sono gi sfruttati ed accessibili, anche se non c'è ancora traccia della collezione permanente che era della GAM ora dismessa, vale davvero la visita. Anche se si sono gi viste altrove buona parte delle opere o degli autori esposti, ed anche se si sono utilizzati negli anni buona parte degli strumenti di produzione artistica e comunicazione messi in vetrina.

Bologna meritava davvero uno spazio espositivo come questo. La precedente Galleria d'Arte Moderna (col più serio acronimo di GAM), era uno spazio annesso al palazzo dei congressi adiacente alla Fiera di Bologna. La bella realizzazione dell'architetto bolognese Leone Pancaldi, inaugurata nel maggio di 32 anni fa, e dismessa con la personale di Christopher Williams a inizio anno, è una preziosa testimonianza di architettura moderna, ma era diventata inadeguata alla crescita di un tale museo per una citt come Bologna. Inoltre, la posizione decentrata non ne facilitava l'accesso, anche se, per la regola del contrappasso, in questa nuova ubicazione a due passi dal pieno centro, sono i posti auto disponibili a difettare irrimediabilmente.


UPDATE 11 Maggio 2007: Dalla discussione seguita all'interessante "E allora MAMbo!!!" di lasima sullo "spettro" di Bologna, si scopre che lo spazio espositivo allestito al momento per VERTIGO (a parte un paio di sale vuote visibilmente transennate) è tutto lo spazio disponibile al MAMbo, quindi ora la collezione permanente si trova stivata nel magazzino del MAMbo, così come succedeva alla GAM quando veniva disallestita, inscatolata e stivata nel magazzino al piano terra. Ma:

- La GAM era 3200mq circa
- Il MAMbo è 9500 mq circa

Malgrado ciò, il MAMbo, proprio come la GAM, non è in grado di esporre l'intera collezione permanente assieme ad una esposizione temporanea, quindi le opere stabili saranno esposte tra l'alternarsi di una mostra e l'altra, come riempitivo, e si costringono i curatori e gli allestitori ad un infinito ed inutile smonta e rimonta continuo, contemporaneamente privando il visistatore occasionale del patrimonio costituito dalle preziose acquisizioni operate dall'istituto.
Tanti metri quadri allora per cosa? Nei 9500 Grandiosi metri quadrati ci sono anche gli enormi ingressi, gli scaloni inutili e i corridoi da macelleria... ; - )
 
Questa volta Oliviero Toscani ce l'ha contro la piaga dell'anoressia, e sfrutta superficialmente questo tema per promozionare Nolita, un brand per bambini fighetti. L'inventore del "pubblicizzare i maglioni con campagne (pseudo-)sociali" pubblica la sua ennesima campagna chock realizzata fotografando, come al solito in modo semplice e scontato, una magrissima modella anoressica, ritratta nuda. E' francese e si chiama Isabelle Caro, e da diversi anni è afflitta da una grave forma di anoressia che l'ha portata a pesare poco più di trenta chili.
Fabiola De Clerq, presidente di Aba (Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e l'obesità): "L'utilizzo di questa immagine è suscettibile di indurre fenomeni di emulazione e non aiuta certo i diretti interessati né le loro famiglie: si accendono i riflettori e poi si spengono, e le famiglie si vedono sbattere le porte in faccia dai Grandi ospedali".

Almeno il buon Oliviero sembra aver ritrovato la sua strada; quella che lo ha reso celebre e che sembrava aver perso negli ultimi tempi.

 

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27/09/2007 - Dalle montagne ai Grandi vecchi del Jazz - Jimmy Katz Photography
09/09/2007 - Uno dei veri Grandi pubblicitari contemporanei - Benedict Campbell
27/04/2007 - Il più Grandioso progetto d'arte e fotografia - Ashes and Snow di Gregory Colbert
27/02/2007 - L'e-magazine a tema scritto da Grandi firme - Golem l'indispensabile
"
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
Malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio si meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite.

Alda Merini
"
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